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Vincenzo Solimene, un "buon ricordo"
domenica 15 giugno 2008

Vincenzo Solimene nacque il primo gennaio del 1925 a Vietri sul Mare. Fu l'ultimogènito di una numerosa famiglia. Suo padre Vincenzo era un "cupaiulo", un torniante, noto per velocità e precisione. Lavorava a cottimo presso diverse botteghe e trasmise ai suoi tre figli maschi (Antonio, Francesco, Vincenzo) la passione ed i segreti del suo lavoro, all'epoca duro e faticoso.

Nel 1937 Vincenzo con il più piccolo dei figli, Vincenzo di 12 anni, avvia la "Vincenzo Solimene e figlio" affittando i locali della fabbrica Amabile a Marina di Vietri. Intanto, la sera dopo il lavoro, approfondisce il linguaggio ceramico, frequentando la sezione ceramica della scuola "F.Trani", con il prof. Renato Rossi, maestro di tanti ceramisti vietresi. Con la guerra la famiglia Solimene è costretta a cessare l'attività.

Nel 1943, con lo sbarco degli alleati, possono avere di nuovo l'energia elettrica e ricominciare a produrre.

Nel 1949 il figlio Vincenzo ha la possibilità di mettersi in proprio, affittando dei locali in via Scialli. Continua a collaborare alla gestione della ditta paterna fino all'alluvione del '54 che compromette irreparabilmente i locali già vecchi. Rilevati i locali e le attrezzature della ditta MUSA tutta la produzione si sposta in via Scialli, nella nuova Ditta fornace ceramica d'arte.

Nel 1951 Vincenzo conosce l'architetto Paolo Soleri, venuto a Vietri ad imparare l'arte della ceramica. Fra i due nasce l'amicizia che porterà Soleri a proporre un idea progettuale nata tra le sue mani con l'argilla. Guidato dal suo istinto e conquistato dalla concretezza di quell'architetto, Vincenzo accetta con entusiasmo. Il terreno era già stato acquistato nel ‘50 ma i lavori per lo sbancamento della roccia procedettero a rilento. Ci furono poi rallentamenti dovuti a varie sospensioni imposte dalla Soprintendenza che partendo con il porre problemi di compatibilità con i vincoli paesaggistici finì con lo scatenare una querelle sull'architettura della fabbrica.

Nel 1953 cominciò la costruzione. Nel 1956 iniziava l'attività della Ceramica Artistica Solimene. Poiché la produzione andava aumentando e comprendeva un enorme tipologia di prodotti, quando nel '69 si presentò l'occasione, Vincenzo acquistò il grande aggregato dell'ex convento che ospitava la vetreria Ricciardi. Il complesso ristrutturato ed attrezzato fu pronto per la produzione nel '73. Gli ampi spazi accolsero prevalentemente la produzione di piastrelle, le riggiole vietresi. Più tardi anche la quella dei piatti del buon ricordo, iniziata nel '64 presso la C.A.S., venne trasferita qui. La maggior parte della produzione presso la C.A.S. era infatti stata assorbita dal decoro 18, cioè il pulcino che divenne simbolo della Solimene. Il continuo lavoro sul campo per giungere ad un disegno di facile riproduzione per gli operai, a cui si richiedeva velocità di produzione e di apprendimento, ad un segno che avesse sapore tradizionale, ma si intonasse alla quotidianità contemporanea, trova una prima risposta proprio in questo decoro. Da esso nascerà la linea campagna, famosa fin da subito negli U.S.A. Nel frattempo alcuni dei dieci figli di Vincenzo entrano nella società C.A.S.. All'inizio degli anni 90 rilevano un vecchio opificio lungo il Bonea e nel 1992 la Solimene Ceramica s.r.l., costituita da cinque fratelli, inizia l'attività producendo prevalentemente riggiole. Dopo aver visto nascere tredici nipoti, Vincenzo Solimene muore il 6 Gennaio 2001 ...ma questa sintesi lascia non dette tante cose!

Come le parole rare e preziose di don Vincenzo arrivavano misteriosamente sempre opportune, così i ricordi... Il grande apprezzamento per la Hannasch quando Vincenzo l'ospitò in fabbrica negli anni 60 e la vide all'opera con quei grandi vasi di terra scura. Uomini fermatisi qui per imparare dai suoi gesti ed aspettare le dritte. Amici che ricordando la sua disponibilità hanno continuato a mandare saggi del loro operare e sono venuti a trovarlo, come Carlos Carlè e Antonio Franchini, fra gli altri. Oggetti gelosamente custoditi. Testimonianze d'incontri ma soprattutto ricordi divenuti materia: i bozzetti realizzati dalla Kowaliska; la teiera di Ugo La Pietra; un plastico dell'Arch. Pagliara; i miti, le favole, la Vietri raccontata dall'abilissimo pennello di Giovannino Carrano,... Persone rimaste in qualche modo affascinate anche in pochi minuti. "To Enzo belissimo maestro" graffisce Quincy Jones sul piatto che in fabbrica gli viene porto per l'autografo. Le foto, le cartoline spedite da Susan Gravely, famosa imprenditrice americana, il cui arrivo è prima di tutto festeggiato con un pranzo in famiglia. Tante, tante altre cose è impossibile dirle, possiamo solo limitarci a sentirle.

Bibliografia

La Produzione

Gli spazi della Ceramica a cura di G. Zampino, Grimaldi & C.,Napoli,1994

Echi dell'Antico nella produzione del "periodo tedesco", in La ceramica vietrese nel periodo tedesco, Atti del seminario internazionale 24-26 Novembre 1996, a cura di Matilde Romito

Il Museo della Ceramica Raito di Vietri sul mare, catalogo del museo a cura di M.Romito, Edizioni 10/17, Salerno 1994

Lo Stile Vietri tra Dolker e Gambone, Pino Viscusi, Edizioni "il Sapere", 1996 Salerno e la sua provincia, M.T.Arrighi, Istituto editoriale ippocampo, 1964

L'Edificio

Area, rivista internazionale di architettura e arte del progetto n° 35, Progetto Editrice,1997

Prometeo, luoghi e spazi del lavoro,
CONFINDUSTRIA, Sipi-Electa,1993

Paolo Soleri, Francesco Ranocchi, Officina Editore, 1996

Soleri, Antonietta Iolanda Lima, Jaca Book, 2000

Ultimo aggiornamento ( domenica 15 giugno 2008 )
 
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